MONGOLIA

NEWS : La storia del cammello che piange
Maggio 2005 in uscita il film girato nel deserto del Gobi


Titolo originale : The weeping camel
Regia : Byambasuren Davaa e Luigi Falorni
Sceneggiatura : Byambasuren Davaa e Luigi Falorni
Interpreti : J.Ayurzana, C.Ohin, Z.Nyam, I.Amgaabazar, A.Gonson
Durata : 87'
Montaggio : Anja Pohl
Fotografia : Luigi Falorni
Paese : Germania
Anno : 2004
Produzione : Hochschule für Fernsehen und Film München (HFF)
Distribuzione : Fandango

 

 

La Trama
Durante il passaggio nel deserto del Gobi, una famiglia di nomadi assiste alla nascita di un cammello bianco, che viene rifiutato dalla madre; toccherà ai bambini riavvicinarli, complice il miracolo della musica, e ricomporre l'unità della famiglia.

Recensione
Senza ripassare teorie e studi di Konrad Lorenz sul comportamento animale e sull’identificazione psicologica tra primati, Davaa e Falorni, ispirati dal disagio psicologico del figlio escluso, dalle lezioni di Flaherty, e dal ricordo dei classici Disney sul ciclo della vita, riescono ad emozionare con un racconto di osservazione sull’infanzia negata, sulla trasmissione generazionale della speranza e sul salvifico passaggio di valori. I due registi si concentrano sull’essenza della narrazione, applicano alla lettera le raccomandazioni imparate alla scuola di cinema, limitando il fascino e lo stordimento del paesaggio per soffermarsi sulla saggezza e la maturità degli infanti, sensibili nell’accordarsi nelle privazioni.

Come ne La vita appesa ad un filo di Kaige, anche qui, il fulcro è costituito dalla scoperta della conoscenza e della realizzazione individuale che avviene attraverso la musica, in cui l’armonia dei suoni assume efficacia terapeutica di rivelazione, presagio incombente di morte ma anche melodia rasserenante e magica. L’idea semplice ed affascinante del film è quella del doppio viaggio alla scoperta antropologica ed etologica di universi sconosciuti, per capire prospettive e distanze individuali tra madre e cuccioli e le differenze comportamentali tra villaggio e città.
Nel documentario la forza e l’immediatezza dell’istintività dello scambio e dell’attesa resta sempre in naturale e realistico equilibrio tra verità e finzione, cercando sempre un punto di vista affettivo ed olfattivo nel silenzioso riavvicinamento tra impenetrabili mondi a parte, schiacciati dentro dalla paura dell’ignoto, dalla rinuncia impulsiva, dal rifiuto che diventa espressione difensiva. La storia del cammello che piange, candidato all’Oscar come miglior documentario, è destinato a diventare un piccolo classico senza tempo, narrato con la semplicità della favola, rafforzato dal potere del silenzio e dall’elegia per le lacrime che rimettono assieme mondi separati. (SuperevaCinema.it 27.05.05)