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SIRIA
Damasco, la capitale e la sua storia

La capitale siriana appartiene a quella manciata di città misteriose che ci
hanno sempre fatto dolcemente sognare.
Damasco, città prestigiosa dell’Oriente arabo che non si lascia facilmente
scoprire al primo sguardo, ma nasconde, infatti, dei quartieri secolari della
città antica che riveleranno la dolce armonia che presiedette alla fusione di
tutte le civiltà e culture che lasciarono la loro impronta sulla città. Ed è
proprio qui che si ha l’ occasione di entrare in contatto con i siriani, un
popolo accogliente e aperto, dal leggendario senso dell’ospitalità, in completa
armonia con il fascino delle antiche viuzze, delle superbe dimore ad oggetto,
dei giardini, degli intimi cortili damasceni e con la vitalità dei loro suq
pieni di odori…
Damasco nacque 6000 anni fa circa. Situata ai piedi della catena montuosa
dell’Antilibano, al limite del deserto, vicino a sorgenti abbondanti, ad un
fiume e a terre fertili, l’oasi di al Ghutah non poteva che essere abitata da
quando i nomadi cominciarono a sedentarizzarsi. Cosa che ne fa oggi una delle
città più antiche abitata fin dalla sua nascita senza interruzioni. Il nome
“Dimashq” appare già nelle celebri tavolette di Mari, poi in quelle di Ebla e
più tardi su papiri egizi del XIV secolo a.C.
Da vedere:
la città vecchia, delimitata dall’antico muro di cinta romano che fu
ricostruito a più riprese nel corso della storia, dove si concentrano i
principali monumenti di Damasco.
La cittadella, di cui si possono notare alcuni resti di torri sul muro
dell’angolo nord- est. Quello che si vede oggi risale essenzialmente al 1207,
costruzione intrapresa dal sultano ayyubide al-Adil fratello di Saladino. Essa
fu distrutta dai Mongoli, ricostruita da Baibar, utilizzata come caserma dagli
ottomani e successivamente come prigione fino al 1985. Di fronte vi è situata la
statua di bronzo di Saladino.
Il suq Hamidiyah, lungo una via lastricata coperta da una struttura
metallica costruita dagli Ottomani alla fine dell’ Ottocento, è colorato e pieno
di animazione.
Esso prosegue fino a restringersi per arrivare alla moschea degli Omayyadi,
che, insieme alla cupola della Roccia di Gerusalemme, è una delle moschee più
venerate di tutta l’Islam. Dopo varie occupazioni fu demolita dal califfo
al-Walid per permettere la costruzione della Grande Moschea, che non fu un
impresa facile grazie al suolo spugnoso.
Di particolare importanza furono i mosaici della porta ovest. La loro esuberanza
descrive bene come doveva apparire all’epoca al–Ghutah, l’oasi all’origine della
nascita di Damasco: colline verdeggianti, acqua abbondante, superba vegetazione,
alberi carichi di frutta, piccoli palazzi e ville del regime omayyade costruite
sulle rive del fiume Barada. Secondo un’altra interpretazione, queste
decorazioni sarebbero una rappresentazione del paradiso.
Il mausoleo di Saladino situato nella viuzza che costeggia il lato nord
della Grande Moschea. Qui riposa il grande Saladino, colui che piegò l’esercito
dei crociati, morto a Damasco nel 1193.
Il Palazzo Azem, a sud della grande moschea, fu costruito nel 1749 da Assad
Pasha al-Azem, governatore di Damasco. Tipico esempio di raffinata costruzione
arabo-ottomana. Oggi ospita il museo delle Arti e Tradizioni popolari. Diviso in
due parti: l’ Haramlik (parte privata della famiglia) e il salamlik (parte
pubblica del palazzo).
La cappella di Anania, nel cuore del quartiere cristiano, di cui il nome si
riferisce ad uno dei primi discepoli di Gesù. E’ lui che fece recuperare la
vista a Paolo che era stato colpito dalla cecità nel momento dell’ illuminazione
sulla via di Damasco. In questa cripta, con soffitti a volta di pietra, si
incontrano talvolta gruppi di bambini che vengono a farsi raccontare questa
bella storia seguendo le tappe del fumetto dipinto che si trova nel transetto di
destra.
Il Bayt Nizam, tipica dimora patrizia damascena. Eretta nel XVII secolo
su un solo piano con due grandi cortili. Antica residenza dell’ambasciatore
brittanico.
Un’ altra bellissima dimora damascena, a due passi dal Bayt Nizam, è la casa
Sibah, antica residenza dell’ambasciatore tedesco, attualmente utilizzata come
pied à terre per gli ospiti del governo.
La Moschea di Zaynab, è stata eretta qualche anno fa come santuario sciita
in un sobborgo medioevale di Damasco con fondi prevalentemente iraniani. Di
conseguenza anche la struttura e le decorazioni si ispirano all’architettura
neobarocca dell’Iran moderno. Questa forte presenza sciita si spiega con il
fatto che Zaynab sarebbe stata una delle mogli di Maometto.
Da non perdere anche il Museo archeologico nazionale che ospita una delle
collezioni archeologiche del Medio Oriente più ricche che si conosca.
Dopo aver attraversato il giardino, si arriva alla facciata monumentale del qasr
(castello) al-Heir che segna l’ingresso del museo. Il castello ha una
decorazione particolarmente sofisticata: grande ricchezza di motivi floreali,
fregio da una parte all’altra con uccelli, lucertole, aironi e pampini di vigna.
In passato esso non era altro che un padiglione per la caccia ed il riposo e
talvolta veniva anche utilizzato come luogo di incontro con i carovanieri ed i
capi delle tribù per risolvere i problemi politici.
Aperto dalle 9 alle 16 in inverno, chiuso il venerdì dalle 11.30 alle 13.
D’estate dalle 9 alle 18, chiuso il venerdì dalle 12.30 alle 14.
Il museo è sempre chiuso il venerdì.
Il Museo storico, anch’esso è nascosto in un’antica dimora damascena.
All’entrata ha un arco decorato con motivi floreali e sulla destra una finestra
intarsiata degna di nota.
Aperto dalle 8 alle 20, escluso il venerdì.

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