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GIORDANIA
Uno sguardo alla Giordania biblica

Carol Wojtyla 1920 - 2005
Un messaggio di pace al mondo
Le origini
Come documenta la Bibbia, l’area della Terra Santa sulla riva orientale del
fiume Giordano, nelle terre della Giordania, è benedetta dalla ricca eredità
spirituale dell’intera storia della Redenzione. Abramo, Giobbe, Mosé, Rut, Elia,
Giovanni il Battista, Gesù Cristo, Paolo e altre figure guida della Bibbia
vissero i momenti centrali della loro missione voluta da Dio sullo sfondo di
questo antico paesaggio, oggi segnato dai confini del Regno Ashemita di
Giordania.
Ecco perché, oggi, un numero sempre crescente di pellegrini religiosi iniziano i
loro pellegrinaggi dalla Giordania, per proseguire poi nell’antica Canaan, nella
moderna Palestina e in Israele, ricostruendo in questo modo l’intera saga della
rivelazione divina all’uomo e lo sviluppo delle fedi abramiche.
Come è scritto nei racconti relativi ad Abramo, Giobbe e Mosé, Dio si manifestò
per la prima volta agli esseri umani nell’area della Giordania meridionale.
Successivamente, questa terra testimoniò le missioni di numerosi profeti, la
nascita della Prima Alleanza con Mosé e gli Israeliti, e l’inizio della fede
cristiana attraverso la Seconda Alleanza, annunciata da Giovanni il Battista e
portata a compimento da Gesù Cristo.
Lo stesso nome del paese, e del suo famoso fiume del battesimo e della
purificazione spirituale, il Giordano, racchiude l’eredità unica della terra in
cui Dio interagì più volte con gli uomini, inviando il suo messaggio di
giustizia, pace e amore. Il cuore di questo paesaggio spirituale, che vide
dispiegarsi la storia della Salvezza di Dio, è l’area lungo il mar Morto e il
fiume Giordano, nell’odierna Giordania centro-occidentale. Nell’Antico
Testamento quest’area viene chiamata “le pianure di Moab”, e costituisce parte
della regione di “Perea” nel Nuovo Testamento. E’ la sola area in Terra Santa a
riunire le tradizioni di Mosé, Elia, Giovanni il Battista e Gesù Cristo.
La Giordania non è solo il luogo dove Dio fece le alleanze principali con gli
uomini attraverso Mosé e Gesù, è anche il luogo in cui Giacobbe lottò con
l’angelo di Dio, Giobbe soffrì e fu ricompensato per la sua fede, e Elia ascese
al cielo. Qui Mosé consegnò la Legge di Dio all’umanità, inclusi i comandamenti
di “Amare Dio”, “Inseguire la giustizia e solo la giustizia”, e di “Scegliere la
vita”. Qui Gesù venne battezzato da Giovanni, venne unto da Dio e raccolse i
suoi primi discepoli, e qui la Trinità di Padre, Figlio e Spirito Santo si
manifestò esplicitamente durante il battesimo lungo il fiume Giordano.
In terra giordana Dio apparì frequentemente sotto forma di turbine, nuvola, luce
o polvere, angelo o voce che parlava con i profeti. Un passaggio biblico (Abacuc
3:3) dice esplicitamente che “Dio venne da Teman, e il Santo dal monte Paran”.
In Deuteronomio 33:2 si dice che “Il Signore venne dal Sinai e sorse su di loro
dal Seir. Da quel giorno splendette dal monte Paran.” Teman, Seir e Paran sono
nella zona di Edom, nella Giordania meridionale.
Più volte Dio ha designato la Giordania come terra di pace, dove Abramo,
Giacobbe, Mosé, Giosué, Rut, Elia, Davide, Gesù, Giovanni il Battista e le prime
comunità cristiane trovarono rifugio e sicurezza. La maggior parte dei grandi
profeti biblici viaggiarono dalle rive orientali del fiume Giordano verso
occidente, spostandosi simbolicamente dalla Natura, dove uomini e donne sono
messi alla prova, alla promessa Terra Santa, il Regno di Dio.
Oggi si sono identificati, scavati e sono stati resi accessibili quasi tutti i
luoghi santi in cui i profeti biblici compirono miracoli o interagirono con la
gente comune. Ogni anno nuovi siti vengono scoperti. Visitando gli scavi
archeologici, i pellegrini religiosi e i turisti possono scoprire gli antichi
resti dei luoghi dove Giovanni il Battista predicò e annunciò l’arrivo del
Messia, Gesù compì miracoli, Elia visse secondo la sua fede e Mosé portò a
compimento la missione voluta da Dio.
Ripercorrendo la storia biblica
La storia biblica dell’umanità inizia con Adamo ed Eva e già da qui si
incontrano legami con la terra di Giordania. Alcune delle più antiche
interpretazioni della Bibbia legavano Adamo ed Eva a quest’area, collocando il
Giardino dell’Eden lungo le rive orientali del Giordano, vicino a Wadi Rayyan,
nel nord della Valle del Giordano, e Baysan (Beth-shean) sulle rive occidentali.
Questo dato non sorprende, vista la lussureggiante vegetazione e la ricchezza di
vita animale della zona. Nel libro della Genesi Dio chiama la pianura della
Valle del Giordano intorno al Mar Morto “Il Giardino del Signore” (Genesi
13:10). Ci sono tradizioni bibliche che interpretano il racconto di Genesi 2:10
di un fiume che “usciva dall’Eden per bagnare il giardino”, come una descrizione
dell’Alto Giordano e della sua valle. Queste tradizioni affermano che, dopo
l’espulsione dal Giardino dell’Eden, Adamo stette nelle acque del Giordano per
40 giorni, pregando e implorando il perdono di Dio.
Altre antiche interpretazioni suggerivano che quando Caino uccise Abele e venne
bandito da Dio “A est dell’Eden” (Genesi 4:16), si recò in uno dei tre siti a
est del Giordano che più tardi avrebbero preso il nome di Città del Rifugio. Chi
fosse accusato di omicidio involontario avrebbe potuto cercare rifugio in una di
queste città fino al momento del processo.
La successiva figura importante collegata con la Giordania è Noé, descritto come
“giusto e irreprensibile” (Genesi 6:9, Ezechiele 14:14). Una tomba-santuario di
Noé è venerata a Karak, nel sud (oggi Karak è famosa per il massiccio castello
Crociato e per il medievale castello Islamico). La tomba-santuario di Noé in
Giordania è un importante monumento alla continuità dei principi di fede
condivisi dalle comunità abramiche, dall’alba della storia ad oggi.
Una delle prime figure patriarcali nella Bibbia è Giobbe, il cui libro è uno dei
grandi capolavori mondiali della letteratura religiosa. La città di Salt, a nord
ovest di Amman, ospita la tomba-santuario di Giobbe, uomo ricco e giusto della
Terra di Uz, che sopportò le avversità con grande pazienza e alla fine venne
premiato dalla benedizione divina (Giobbe 1-3; 42:10; Ezechiele 14:14). Gli
studiosi della Bibbia hanno situato la Terra di Uz sia nel nord che nel sud
della Giordania, ma per chi conosce bene questa terra, la ricca descrizione
biblica nel Libro di Giobbe ritrae perfettamente il vario ambiente naturale,
l’economia pastorale e le strutture sociali patriarcali dell’antica Giordania
meridionale, chiamata Edom nell’Antico Testamento. Anche Teman, Shuh e Naamah,
identificati come i luoghi di origine dei tre amici di Giobbe, sono aree situate
nella stessa zona.
Si pensa che la storia di Giobbe abbia avuto luogo durante il Periodo
Patriarcale, nel periodo iniziale e mediano dell’Età del Bronzo (2500-1500 a.C.).
Siccome è considerata una delle più antiche storie nella Bibbia, la Giordania si
pone direttamente alla genesi della fede umana sulla terra.
Il racconto di Giobbe nella sua regione d’origine contiene:
1. I più lunghi discorsi di Dio
2. La disputa più profonda fra un essere umano e Dio
3. La prima apparizione esplicita di Satana nella Bibbia, che chiede a Dio il
permesso di mettere alla prova la fede di Giobbe.
Altrettanto affascinante è l’uso di cinque nomi diversi per Dio nel Libro di
Giobbe- El, Elohim, Shadday, Yahweh e Eloah. Forse qui si manifestano i primi
segni nella Bibbia dello spostamento verso il monoteismo (la credenza in un solo
Dio), e questo è un altro aspetto che segna l’importanza della Giordania nello
sviluppo delle regioni monoteistiche cristiana, ebraica e islamica.
I patriarchi in Giordania
Nello stesso periodo, o leggermente più tardi, la Bibbia introduce il profeta
Abramo, il patriarca comune a ebrei, cristiani e musulmani, che attraversò la
Giordania da nord a sud. L’unica carovaniera dalla Mesopotamia alla Giordania e
a Canaan, identificata esplicitamente nella Bibbia, era quella che usò Giacobbe
durante il suo viaggio di ritorno da Haran a Canaan. La Bibbia indica che questa
via attraversava le colline della Giordania settentrionale, guadava il fiume
Jabbok (l’attuale fiume Zerqa), e il fiume Giordano (Genesi 32:22), poi passava
per il centro della Valle
Del Giordano, intorno a Succot (la moderna Tell Deir’Alla), fino alle regioni
collinari di Canaan e della Palestina, nell’area di Shechem, la moderna Nablus.
Mentre percorreva questa rotta dalla Mesopotamia a Canaan, Abramo avrebbe
viaggiato lungo la Via dei Re, la più antica e battuta via di comunicazione al
mondo. Oggi la panoramica Via dei Re è una bella strada lastricata che scende,
serpeggia, si estende nel cuore delle zone montuose giordane. Collega le antiche
Bashan, Galaad e Ammon nel nord, con Moab, Edom, Paran e Madian nel sud,
attraversando i paesaggi più belli e i luoghi antichi più importanti del paese.
La Via dei Re è menzionata direttamente per la prima volta in Numeri 20:17, in
relazione all’esodo guidato da Mosé attraverso la Giordania del sud. Egli disse
al Re di Edom che insieme al suo popolo avrebbe “percorso la Via dei Re” durante
il loro viaggio a Canaan, ma la richiesta venne rifiutata. La stessa strada
venne usata nella storia raccontata in Genesi 14:5-8: quattro re attaccarono da
nord Sodoma e Gomorra e le altre tre Città della Pianura nel sud, prendendo come
ostaggio Lot, il nipote di Abramo, ma vennero battuti e cacciati da Abramo
stesso.
Le infami Sodoma e Gomorra, e le altra Città della Pianura (o Città della Valle)
furono il soggetto di alcune delle più drammatiche e longeve storie dell’Antico
Testamento. Appena Abramo e Lot arrivarono nell’area intorno alla Pianura del
Mar Morto, separarono le loro genti e le loro mandrie e andarono ciascuno per la
propria strada (Genesi 13:1-13). Dio disse che avrebbe distrutto Sodoma e
Gomorra per la cattiveria e l’arroganza dei loro abitanti, ma Abramo lo persuase
a risparmiare Lot e tutte le persone giuste. Ma la moglie di Lot disobbedì
all’ordine di Dio di non voltarsi a guardare Sodoma in fiamme, e si trasformò in
una statua di sale (Genesi 19:26). Lot e le sue due figlie sopravvissero,
rifugiandosi nella piccola città di Zoar (l’attuale Safi), e da quanto viene
riferito vissero in una caverna lì vicina (Genesi 19:30). Il testo biblico dice
che diedero alla luce due figli, da cui sarebbero discesi gli Ammoniti e i
Moabiti, i cui regni erano nell’attuale Giordania centrale (Genesi 19:31-38).
Il Nuovo Testamento ricorda che la distruzione di Sodoma e Gomorra e delle altre
Città della Pianura, fu un “esempio di come Dio possa punire con il fuoco
eterno” (Giuda 1:7). Anche Gesù, parlando del comportamento umano durante la
distruzione di Sodoma e Gomorra, ammonì “Ricordatevi della moglie di Lot”. Disse
che “accadrà lo stesso nel giorno in cui il Figlio dell’Uomo sarà rivelato”,
intendendo che nel giorno del giudizio il destino di ogni persona dipenderà
dalla scelta personale del possesso materiale o del Regno di Dio (Luca
17:28-32).
E’ Probabile che gli eventi nelle vite di Abramo e Lot abbiano avuto luogo
durante il periodo iniziale o medio dell’Età del Bronzo (2500-1500 a.C), ma la
continuità nelle tradizioni storiche e religiose in Giordania ha mantenuto
quegli eventi influenti nel tempo.
Intorno al VI secolo d.C., nella prima era cristiana, e più di 2000 anni dopo
gli eventi di Sodoma e Gomorra raccontati nella Genesi, la terra di Giordania
divenne punteggiata di monasteri e chiese cristiane. Su una collina sopra la
città di Zoar (l’odierna Safi), lungo la costa sud est del Mar Morto, i fedeli
bizantini costruirono una chiesa e un monastero dedicati a San Lot, in ricordo
degli eventi raccontati in Genesi 14. Il complesso venne costruito intorno a una
caverna che i bizantini credevano fosse il luogo dove Lot e le sue figlie
trovarono rifugio. Gli scavi archeologici del complesso monastico sono
facilmente visitabili, e presto un museo, già in costruzione, mostrerà i
risultati degli scavi archeologici nei siti importanti lungo la pianura sud
orientale del Mar Morto.
Le migliori candidate ad essere identificate come le rovine di Sodoma e Gomorra
sono gli antichi resti delle città fortificate di Bab ed-Dhra’ e Numeira. Esse
mostrano ancora i resti delle distruzioni degli incendi nella prima Età del
Bronzo, dopo la quale non vennero mai più abitate. Le altre tre Città della
Pianura erano “Admah, Zeboiim e Bela, che è Zoar” (Genesi 14:2), le cui rovine
sono ancora sepolte da qualche parte intorno al Mar Morto. I resti archeologici
di altre città della prima Età del Bronzo, compresi imponenti cimiteri con
migliaia di tombe, sono stati ritrovati lungo la meravigliosa pianura del Mar
Morto in posti come Feifeh, Safi, Khneizirah. Oggi i visitatori possono
facilmente vedere questi siti, percorrendo le nuove strade che collegano il Mar
Morto e la Valle del Giordano con Aqaba e Petra nel sud, o con Amman e la
Giordania del nord.
Lo stesso Mar Morto offre uno dei paesaggi più drammatici della terra, un
sorprendente ambiente naturale uguagliato da un potente simbolismo spirituale.
La Bibbia lo chiama variamente “Mare dell’Arabah”, “Mare di Sale” e “Mare
Orientale” (Genesi 14:3; Deuteronomio 3:17; Giosué 3:16; Numeri 34:12; Ezechiele
47:18). Gli arabi l’hanno sempre conosciuto come Bahr Lut (Mare di Lot), mentre
nei testi medievali è chiamato “Mare del Diavolo”.
Oggi si può facilmente accedere all’intera estensione delle sue rive orientali,
dove sorgono nuovi hotel con meravigliose terme del Mar Morto, su ottime strade
dal centro e dal sud della Giordania. In un punto della piana costiera c’è la
Valle del Sale, dove Re Davide “trucidò 18000 Edomiti” (2 Samuele 8:13). L’ampia
pianura e il margine meridionale del Mar Morto risplendono ancora delle
formazioni saline sul bordo dell’acqua. Il deserto Araba, un “deserto” della
Bibbia (Deuteronomio 1:1), è la regione semi-arida nella Giordania meridionale
fra il Mar Morto e il Golfo di Aqaba, conosciuta con l’attuale nome arabo di
Wadi Araba. Il trattato di pace del 1994 fra la Giordania e Israele è stato
firmato nel Wadi Araba del sud, a nord della città di Aqaba.
Abramo ebbe due figli in età avanzata, prima Ismaele e poi Isacco. Quando
Ismaele e sua madre Hagar vennero banditi da Abramo per il volere di sua moglie
Sara, viaggiarono ad est nelle terre della Giordania meridionale e dell’Arabia
settentrionale, nelle aree chiamate Paran e Madian nella Bibbia (Genesi 14:6,
21:21, Esodo 2:15). Col tempo i discendenti di Isacco sarebbero diventati il
popolo di Israele, mentre Ismaele avrebbe generato le tribù arabe e i popoli
dell’est, anche detti “figli dell’est” (Giudici 8:10; Isaia 11:14). Attraverso
questi due figli , la benedizione del Signore sarebbe passata su tutta
l’umanità.
Giacobbe ed Esaù
Anche alcuni degli eventi teologici associati con la vita dei figli gemelli di
Isacco, Giacobbe ed Esaù, ebbero luogo nell’antica Giordania. Giacobbe, con le
sua mogli e concubine Rachele e Lia, e con i suoi molti figli, fuggì dalla casa
di suo zio Laban a Haran, in Mesopotamia (l’attuale area di Turchia ed Iraq), e
ritornò a Canaan. Laban inseguì il gruppo di Giacobbe e li raggiunse in un luogo
chiamato Mizpah, a Galaad, nella regione collinare sopra la Valle del Giordano
(Genesi 31). Lì Giacobbe e Labano si riconciliarono e fecero un patto di pace
per la vita, dicendo “Che il Signore vegli su di noi mentre siamo lontani l’uno
dall’altro” (Genesi 31:49).
I siti di Penuel e Macanaim, dove Giacobbe si fermò durante questo viaggio di
trasformazione dalla Mesopotamia a Canaan, sono da lungo tempo identificati con
due siti nella Giordania centrosettentrionale –Tulul ed-Dahab al-Gharbi e Tulul
ed-Dahab al-Sharqi (“le dorate colline orientali e occidentali”). Dopo la
riconciliazione con Labano, Giacobbe temeva ancora di confrontarsi faccia a
faccia con Esaù, poiché aveva usato un trucco per rubargli il diritto di
nascita, ed Esaù aveva giurato che un giorno l’avrebbe ucciso. Quando Giacobbe
si accampò a Macanaim, mentre andava incontro ad Esaù, venne salutato dagli
angeli di Dio, che gli diedero la loro protezione (Genesi 32:1). Tuttavia, un
Giacobbe terrorizzato recitò la prima preghiera nella Bibbia in cui un essere
umano chiede a Dio protezione personale (Genesi 32:9-12).
Penuel (“il volto di Dio”) venne chiamata così da Giacobbe, dopo che lì combattè
per una notte intera con Dio in forma di uomo o angelo (Genesi 32:24-30). Si
pensa che l’imponente tempio dell’Età del Bronzo e del Ferro, scoperto
recentemente a Pella, nel nord della Valle del Giordano, sia il più grande e
meglio conservato tempio dell’Antico Testamento ritrovato in tutta la Terra
Santa. La scoperta porta alcuni studiosi a credere che l’antica Penuel si
potesse situare a Pella. Dopo la lotta con l’angelo, il nome di Giacobbe cambiò
in Isra-‘el (“egli combatte con Dio”), e dopo la riconciliazione con Esaù, egli
proseguì con la sua famiglia per Canaan, per poi diventare il patriarca delle 12
tribù di Isra-‘el. Esaù rimase nel sud della Giordania, dove la Bibbia lo
descrive come il padre degli Edomiti nella terra di Seir (anche chiamata Edom)
(Genesi 36:6-8).
Le toccanti riconciliazioni, fra Giacobbe e Labano e fra Giacobbe ed Esaù in
quest’area, sono soltanto due dei molti esempi del duraturo simbolismo della
Giordania come luogo dove gli uomini impararono ed applicarono l’ordine di Dio
di amarsi l’un l’altro, di essere pietosi, tolleranti, umili e pronti a
perdonare.
La regione della Giordania del sud, al di sotto del fiume Zered (l’attuale Wadi
Hasa), comprende le terre bibliche di Madian, Edom, Paran e Seir (o Monte Seir),
leggendarie per i loro pascoli, le montagne ricche di minerali, le rotte di
comunicazione strategica e i vasti deserti (Genesi 14:6; 32:3; Esodo 2:15).
Durante l’esodo, Mosé e il suo popolo dovettero deviare intorno ad Edom perché
il Re di Edom si rifiutò di lasciarli passare. Le rovine del VII secolo a. C.
degli scavi archeologici di Busayra, rivelano Bozrah, un’antica capitale edomita
(Isaia 34:6). Un passaggio della Bibbia suggerisce che il Messia ritornerà da
Bozrah (Isaia 63:1; anche Rivelazioni 19:13), mentre Abacuc 3:3 dice che il
Signore Dio venne da Edom e Paran.
La cima del monte Umm al-Biyara, nel centro di Petra, con gli scavi di un
villaggio del VII secolo a. C., è identificata da alcuni studiosi come l’antica
Sela (“roccia”). Il Re Amazia di Giudea “sterminò diecimila edomiti nella Valle
di Sale e prese d’assalto Sela” (Due Re 14:7, Isaia 16:1). L’antica Sela è anche
identificata con la roccaforte sulla cima di un monte, oggi conosciuta come
Sele’, a nord di Petra e vicino a Busayra.
Si sa che Giuseppe, il figlio di Giacobbe, attraversò la Terra di Giordania da
adulto soltanto una volta (Genesi 50:10,11). Con gli altri membri della sua
famiglia, trasportò il corpo del padre per il lutto in un posto chiamato “l’aia
di Atad, che sta oltre il Giordano” (forse ad est della Valle del Giordano),
prima di portarlo a Canaan per la sepoltura.
Le terre dell’Antico Testamento di Bashan e Galaad, nella Giordania
settentrionale furono gli scenari degli episodi nelle vite di Giacobbe, Mosé,
Davide, Salomone, Elia, Elisha, Gedeone e altri re, giudici e profeti. Bashan
era famosa per i suoi fitti boschi di querce, mentre Galaad era nota per il suo
balsamo. I mercanti ismaeliti, che comprarono Giuseppe e lo portarono in Egitto,
trasportavano da Galaad resina aromatica, balsamo e mirra (Genesi 37:25).
Tradizionalmente il confine meridionale di Galaad era il fiume Jabbok, l’attuale
fiume Zerqa (Numeri 21:24). Abramo, Giacobbe, Gedeone, Iefte e altri viaggiarono
lungo le sue rive ad est del Giordano (Giudici 8:4-12; Genesi 33:17). I resti
archeologici delle città bibliche a Galaad comprendono Rammoth-gilead (Tell
Rumeith), collegata agli eventi nelle vite di Ahab, Jezebel, Elia ed Elisha (Due
Re 9:1). Jabesh-gilead a Wadi al-Yabis, i cui cittadini ritrovarono e
seppellirono i corpi di Saul e dei suoi figli, è stata identificata con le
attuali Tell al-Maqbara, Tell Abu-Kharaz o Tell al-Maqlub (Giudici 21:8-15; 1
Samuele 31:11-13; 2 Samuele 2:4-7).
Mosé e l’Esodo
Molti secoli dopo i racconti di Giacobbe, Esaù, e Giuseppe e i suoi fratelli, la
Bibbia narra la storia chiave dell’Esodo, che segna l’emergere di Mosé come la
più grande figura del Vechio Testamento. Molti luoghi e avvenimenti in Giordania
sono associati alla storia di Mosé e al tragitto dell'esodo, collegando la sua
partenza dall’Egitto con i suoi ultimi momenti e la morte sulla cima del Monte
Nebo. La Bibbia dà diversi itinerari dell’Esodo attraverso le terre di Edom e
Moab (Numeri 21, 33; Deuteronomio 2; Giudici 11:12-22).
La Bibbia riporta che, quando Mosé e gli israeliti raggiunsero la terra della
moderna Giordania,
dovettero combattere con i popoli e le nazioni che vivevano là, comprese Edom,
Moab, Ammon e diversi re amorei nel centro e nel nord.
Le fertili pianure di Bashan, rinomate per i loro armenti di qualità,
appartenevano al Re Amoreo Og (Numeri 21:33), un gigante d’uomo, famoso per il
suo enorme “letto” di ferro (probabilmente una bara), che venne conservato a
Rabbath-ammon (Deuteronomio 3:11).
Il Re Amoreo Sihon regnò sull’area della Giordania Centrale dalla sua capitale
Heshbon, ampiamente identificabile con l’attuale Hisban per la similarità dei
nomi (Numeri 21:26).
Il Canto di Salomone 7:5 dice “…i tuoi occhi sono come i laghetti di Heshbon…”.
Il moderno villaggio di Hisban è il primo importante sito di antichità sulla Via
dei Re, a sud di Amman. Alcuni studiosi pensano che la vicina Tell Jalul sia una
migliore candidata per l’antica Heshbon. Entrambi i siti, a 20 minuti di
automobile da Amman, sono stati scavati e sono facilmente visitabili.
Fortificata nel periodo romano-bizantino e chiamata Esbus, Hisban è stata anche
un’importante stazione della prima era cristiana, sulla via dei pellegrini da
Gerusalemme al Monte Nebo attraverso il fiume Giordano. L’antica Tell di Hisban
è stata dotata di segnali e sentieri che permettono ai visitatori di apprezzare
le sue innumerevoli rovine antiche, dalle età del ferro, greco-romana, bizantina
e islamica medievale.
Jethro, il sacerdote madianita e padre di Zippora, la moglie di Mosé (Esodo
3:1), è ricordato alla “tomba di Jethro”, un importante luogo di pellegrinaggio
a Wadi Shu’ayb, vicino a Salt, a nordovest di Amman (Shu’ayb è il nome arabo per
Jethro) Nella vicina ‘Ain al-Jadur, a ovest di Salt, c’è la tomba di Gad, il
settimo figlio di Giacobbe, che ebbe da Zilpa, la serva di sua moglie Lea
(Genesi 35:26); la tomba di Asher, l’ottavo figlio di Giacobbe, ancora da Zilpa,
è in una valle vicina.
Stazioni dell’Esodo in Giordania
Il primo luogo della Giordania del sud citato nel viaggio dell’Esodo è
Ezion-geber (Numeri 33:35). Ezion-geber e Elath (o Eloth) erano città portuali
situate vicino al porto di Aqaba, sul Mar Rosso. Nella Bibbia sono conosciute
per il loro ruolo durante l’Età del Ferro, qualche secolo dopo il periodo
dell’esodo. Sono collegate a Salomone, alla Regina di Sheba, e alle croniche
guerre fra i re di Giudea e di Edom (Deuteronomio 2:8, 1 Re 9:26, 2 Re 14:22).
Mosé aveva intenzione di viaggiare dall’area di Aqaba direttamente a nord sulla
Via dei Re. Chiese il permesso al re di Edom di “viaggiare lungo la Via dei Re,
e non svoltare né a destra né a sinistra finché non avremo attraversato il tuo
territorio”, ma la richiesta non venne accolta. La Bibbia racconta che allora
Mosé e il suo popolo viaggiarono ad ovest di Edom, finché non raggiunsero la
Valle Zered (Wadi al-Hasa), da cui si spostarono verso nord, attraverso il Moab,
o forse costeggiarono il Moab lungo un’antica carovaniera nel deserto (l’odierna
Via del Deserto; di solito i visitatori si spostano fra Amman, Petra e Aqaba
lungo questa via in una direzione, e lungo la Via dei Re nell’altra).
Uno degli itinerari dell’Esodo vede Mosé e gli israeliti passare attraverso
l’area di Petra a Edom. La tradizione locale afferma che la fonte di Wadi Musa
(“Valle di Mosé”) a Petra indica dove Mosé colpì la roccia e ne fece uscire
l’acqua (Numeri 20:10-11). Ancora oggi una fonte di acqua fresca sgorga dalle
rocce all’ingresso della città moderna. La Bibbia dice che Mosé non ebbe il
permesso di entrare nella Terra Promessa, ma soltanto di averne una fugace
visione sul Monte Nebo, proprio perché colpì la roccia con la sua verga invece
di parlare alla roccia, come Dio aveva comandato (Numeri 20:12-24).
Aronne, il fratello di Mosé e Miriam, fu “chiamato da Dio” per essere il
“portavoce” o il “profeta” di Mosé, e Dio parlò direttamente a Mosé e ad Aronne
(Esodo 4:14-16, 7:1; Numeri 20:23; Ebrei 5:4). Morì in Giordania e fu sepolto
sul Monte Hor a Petra, oggi chiamato Jabal Harun (“Monte Aronne”) in arabo
(Numeri 20:22-29). Una chiesa bizantina e la più tarda tomba-santuario di Aronne
furono costruite sulla cima della montagna, che oggi richiama pellegrini da
tutto il mondo. Aronne fu il primo sommo sacerdote nella Bibbia, ed è ricordato
in special modo per le benedizioni sacerdotali che Dio gli ordinava di dare alla
gente: “Che il Signore vi benedica e vi protegga; che il Signore faccia
risplendere il suo volto su di voi e con voi sia misericordioso; che il Signore
vi infonda il suo coraggio e vi dia la pace” (Numeri 6:24-26).
La successiva stazione dell’Esodo, Zalmona, è spesso identificata con il
villaggio di Bir Madhkur, nella meridionale Wadi Araba. L’importante sosta di
Punon (“pietra preziosa”) è associata con sicurezza con Feinan, l’antica colonia
di miniere di rame, in parte scavata, che si trova a sud est del Mar Morto. Si
pensa che questo sia il posto dove ha avuto luogo l’evento del serpente di
ottone (Numeri 21:4-10). Dio istruì Mosé a montare un serpente di bronzo o di
ottone su un’asta per fermare la pestilenza che Egli aveva mandato per uccidere
i ribelli israeliti durante il viaggio dell’Esodo. Chi alzò lo sguardo al
serpente eretto in aria fu risparmiato dalla morte di peste. Oggi una copia
moderna del serpente di ottone è posta sulla cima del Monte Nebo, dove morì
Mosé, e il serpente attorcigliato all’asta è diventato il simbolo dell’industria
farmaceutica. Il serpente sollevato è richiamato nel Nuovo Testamento come
precursore dell’innalzamento di Cristo sulla croce, che avrebbe dato la vita a
tutti coloro che l’avrebbero guardato. Gesù stesso disse: “Come Mosé sollevò il
serpente nel deserto, così il Figlio dell’Uomo deve essere sollevato, così che
chiunque creda in Lui ottenga la vita eterna.” (Giovanni 3:14-15).
La successiva stazione raggiunta nell’Esodo fu Obot, che potrebbe essere ‘Ain
Ubur (“ la fonte del passaggio”), a nord est di Busayra. Poi si fermarono a
lye-abarim, “nel deserto di fronte a Moab, dal lato dove sorge il sole”. La
Valle Zered, l’attuale Wadi al-Hasa, è dove Mosé e gli israeliti si accamparono
alla fine dei loro vagabondaggi attraverso il deserto, mentre entravano nella
Transgiordania centrale (Numeri 21:12, Deuteronomio 2:13-14). Dibon-gad, la
stazione seguente, è un altro nome per la capitale moabita di Dibon, la moderna
Dhiban, la cui grandiosa cittadella sorta dagli scavi archeologici era la
capitale del Re Moabita Mesha, nel IX secolo a. C. (Numeri 21:26-31; Isaia
15:1-9). Dhiban è situata appena a nord del Wadi al-Mujib, il fiume Arnon della
Bibbia (Numeri 21:24; Giudici 11:18). Dopo la sosta ad Almon-diblathaim, il
gruppo dell’Esodo raggiunse “l’altra sponda dell’Arnon” (Wadi al-Mujib), per poi
fermarsi a Beer (o Beer-elim), che si pensa essere nel Wadi Themed a sud di
Madaba. Mattana, a nord di Wadi al-Mujib, fu la sosta seguente, seguita da
Nahaliel e da Bamot. Poi raggiunsero le montagne di Ab’arim (“le montagne
lontane”), la catena nel Moab settentrionale e nell’Ammon meridionale, a nord di
Heshbon, che comprende il Monte Nebo (Numeri 27:12; Deuteronomio 32:49).
Alla fine l’epico viaggio nel deserto portò Mosé e il suo popolo alle Pianure di
Moab, il vasto fondo della Valle del Giordano ad est del fiume Giordano, lungo
le pianure del Mar Morto a nord est, di fronte a Gerico (Numeri 33:49;
Deuteronomio 34:8). Le Pianure di Moab vennero così chiamate perché quest’area
cadde sotto il controllo del Re di Moab nell’Età del Ferro. E’ qui che Giosué
preparò il popolo per il guado del fiume verso Canaan (Giosué 3:1).
L’area comprende diversi scavi archeologici identificati con siti biblici. Ad
Abel-shittim (la moderna Tell Hammam) Giosuè fu designato come successore di
Mosé, e da qui Giosuè e gli israeliti partirono per attraversare il fiume
Giordano (Numeri 27:23; Giosué 3:1). Beth-nimrah (Tell Nimrin) era una città
fortificata della tribù di Gad (Numeri 32:36). Beth-jeshimoth era la città
moabita di frontiera che Dio promise di distruggere in una profezia in Ezechiele
25:9. E’ collegata alle antiche rovine a Khirbat Suwayma o Tell ‘Azeimeh (Numeri
33:49). L’alveo del Wadi Nimrin, che entra nelle Pianure di Moab dalle colline
orientali, è identificabile probabilmente con le Acque del Nimrin, che
nell’antichità un tempo si seccarono.
Il Monte Nebo, a dieci minuti in auto ad ovest di Madaba, fu l’ultima sosta
nella vita di Mosé, il “servo del Signore” e l’”amico di Dio” (Deuteronomio
32:49; 34:5). Mosé e il popolo si accamparono “nella valle presso Beth-peor”. Da
molto tempo la biblica Beth-peor è associata al sito oggi conosciuto come “Ayun
Musa” (“le Sorgenti di Mosé”), una piccola valle lussureggiante a nord est del
Monte Nebo (Deuteronomio 3:29; 34:6; Giosué 13:20). Dal ventoso promontorio del
Monte Nebo, che domina dall’alto il Mar Morto, la Valle del Giordano, Gerico e
le colline di Gerusalemme, Mosé vide la Terra Promessa in cui non sarebbe mai
entrato. Quando morì “venne sepolto nel Moab, nella valle di fronte a Beth-peor,
e ancora oggi la collocazione della sua tomba rimane sconosciuta”. Si dice che
Geremia, dopo aver consultato un oracolo, nascose l’Arca dell’Alleanza, la tenda
e l’altare dell’incenso sul Monte Nebo (2 Maccabei 2:4-8).
I primi cristiani veneravano questo luogo e facevano pellegrinaggi al Monte Nebo
da Gerusalemme. Una piccola chiesa vi venne costruita nel IV secolo d.C. per
commemorare la morte di Mosé (le pietre di quella chiesa sono ancora nella loro
posizione originale, nella parete intorno all’area dell’abside). Quella prima
chiesa venne poi ampliata, negli anni seguenti dal V al VI secolo, nella grande
basilica con la sua magnifica collezione di mosaici bizantini.
Questo antico monumento a Mosé ha ottenuto l’attenzione mondiale nel marzo del
2000, quando papa Giovanni Paolo II iniziò il suo pellegrinaggio spirituale in
Terra Santa pregando nella basilica, per poi salire al promontorio del Monte
Nebo a guardare lo scenario che Mosé vide più di 3000 anni fa. Il palco eretto
per la visita del papa è rimasto, ed è usato dai pellegrini che desiderano
godere delle stesse intense vedute panoramiche della Terra Santa intorno alla
Valle del Giordano e alle colline di Gerusalemme.
Dopo che, dietro ordine divino, Mosé consacrò Giosué come il proprio successore
nelle Pianure di Moab, Giosué portò a compimento la missione di Mosé,
attraversando miracolosamente il fiume Giordano con il suo popolo (Giosué
3:14-17). Il tradizionale punto della traversata è stato identificato nel guado
di fronte a Gerico, conosciuto come Bethabara, o Beit’Abarah (“casa della
traversata”), e potrebbe essere lo stesso guado citato nella Bibbia anche come
Beth-barah, Beth-arabah e Betania al di là del Giordano (Giudici 7:24-25;
Giovanni 1:28). E’ stato anche identificato come il luogo dove, alcuni secoli
più tardi, i profeti Elia ed Elisha separarono le acque del Giordano “a destra e
sinistra”, e attraversarono la riva orientale del fiume (2 Re 2:8).
Due altri importanti episodi biblici legati agli ultimi giorni di Mosé ebbero
luogo in quest regione. Il Re Moabita Balac, temendo l’avanzata di Mosé e degli
israeliti, chiese all’indovino Balaam di maledire gli israeliti. Balaam salì
sulla cima di tre montagne intorno al Monte Nebo, ma ogni volta, invece di
maledire gli israeliti, obbedì all’ordine di Dio e li benedisse (Numeri
22,23,24). A un certo punto Dio si servì dell’asina di Balaam per mandare un
messaggio all’indovino, un esempio efficace di come Dio usasse anche gli animali
e i profeti non israeliti per comunicare con l’umanità. Balaam sarebbe stato
ricordato come esempio di falso profeta, che amava il guadagno da atti illeciti,
ma venne punito per le sue trasgressioni, poiché alla fine l’armata di Mosé lo
uccise (2 Pietro 2:15-16; Numeri 31:8). Un testo con il nome di Balaam e alcune
maledizioni profetiche venne ritrovato nei livelli dell’Età del Ferro a Tell
Deir ‘Alla, al centro della Valle del Giordano (la Succot biblica) – uno dei
molti esempi in cui i testi archeologici ritrovati in Giordania trovano
corrispondenza nei testi biblici.
Le pianure di Moab fecero anche da ambientazione alla storia di Fineas, figlio
di Eleazar e nipote di Aronne, che dimostrò il suo zelo verso Dio uccidendo un
uomo israelita e una donna madianita coinvolti in un rituale sessuale (Numeri
25:1-8). Alcune delle più antiche tradizione bibliche suggeriscono che Mosé e
Fineas non morirono, ma vennero portati in cielo come Enoc ed Elia. Se così fu,
allora tre figure dell’Antico Testamento- Fineas, Mosé ed Elia- possono essere
ascesi a Dio dall’area nella Giordania Moderna fra il Monte Nebo e il fiume
Giordano.
Dopo l’Esodo
Dopo le epoche di Mosé e Giosué, i due secoli seguenti nel racconto biblico sono
conosciuti come “i giorni in cui governavano i giudici” (Ruth 1:1), quando in
Giordania si verificarono diversi avvenimenti nelle vite di molti giudici.
Quando Gedeone cacciò i madianiti verso oriente, viaggiò sulla strada principale
attraverso il centro della Valle del Giordano, forse seguendo il percorso della
biblica Via delle Pianure (2 Samuele 18:23). Il massiccio scavo archeologico di
Tell Deir ‘Alla, nel centro della pianura, è stato identificato come l’antico
mercato e centro di culto di Succot e Gedeone (Giudici 8:5-16) lo visitò durante
la cacciata dei madianiti. Succot si rifiutò di assisterlo. Allora, durante il
suo ritorno, Gedeone mantenne l’impegno di frustare i corpi degli uomini di
Succot “con le spine e con i rovi del deserto”. Un piccolo museo alla stazione
archeologica di Tell Deir ‘Alla comprende manufatti ritrovati in diversi siti
antichi nella valle centrale.
La vicina città di Zereda (o Zartan) è legata ad episodi nelle vite di Salomone,
Giosuè e Gedeone (1 Re 7:46; Giosué 3:16). Quando Giosué e il suo popolo
attraversarono il Giordano, le acque si fermarono e “si elevarono in un mucchio…
alla città di Adam, vicino a Zereda”. Il sito di Zartan è identificato con
l’ampio scavo di Tell as-Saidyya. Adam sarebbe invece Tell Damyeh, nella valle
centrale. Un’altra candidata per Zartan è il vicino sito dell’Età del Ferro
chiamato Tell al-Mazar. In quest’area fra Succot e Zartan, descritta in 2
Cronache 4:17, Huran, il mastro ramaio del Re Salomone, forgiò il bronzo e altri
elementi decorativi per il tempio di Gerusalemme.
Nella Bibbia Iefte il Galaadita è associato con le città di Mizpah a Galaad
(forse la moderna Anjara) e Zafon (identificate con Tell al-Qos) (Giudici 11:29;
12:1). Egli sconfisse gli Efraimiti vicno ai guadi del Giordano (Giudici
12:4-6). Oggi l’antico nome di Aroer, situata sul confine settentrionale del
Wadi al-Mujib, è conservato nel villaggio e sito archeologico chiamato Arair in
arabo. Abel-keramim è identificato con il massiccio terrapieno archeologico
chiamato Tell al-Umayri, sei miglia a sud di Amman lungo la Via del Deserto. E’
stato scavato fin dai primi anni ’80 e ha rivelato alcuni dei resti urbani delle
Età del Ferro e del Bronzo meglio conservati, compresa una casa a quattro
stanze, ricostruita, che permette ai visitatori di dare uno sguardo a una tipica
casa abitata dagli ammoniti, dai moabiti e dagli israeliti nell’era biblica.
Sempre all’epoca dei giudici risale la famosa storia della moabita Rut e della
sua famiglia. Rut era la bisnonna di Davide e l’antenata di Gesù Cristo (Rut
1-4; Matteo 1:5). Durante un periodo di carestia in Giudea, la sua famiglia si
rifugiò nella regione di Moab, a sud del Wadi al-Mujib, rinomata per le sue
terre ricche di colture e di pascoli (Geremia 48:33). Dopo la morte di suo
marito, Rut tornò in Giudea con la suocera, invece di restare nel Moab. Rut
divenne simbolo di profonda lealtà e amore, e di lei si citano spesso le parole:
”Non insistere perché ti abbandoni e torni indietro senza di te; perché dove
andrai tu andrò anch'io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio
popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio” (Rut 1:16). La stirpe di Davide e Gesù, che
deriva dalla moabita Rut, è un altro esempio di come Dio usò persone di ogni
nazione e tribù per diffondere il Suo messaggio divino d’amore a tutta
l’umanità.
La successiva figura biblica significativa associata con la terra di Giordania
fu il Re Davide, che visse nei primi anni del X secolo a.C. Cercò rifugio a
Macanaim, nel paese di Galaad, durante la rivolta di suo figlio Assalonne. Fu
nutrito e assistito da molti uomini di Amman e Galaad (“ Samuele 17:26-29; 1 Re
2:7). Macanaim è stata associata al moderno villaggio di Mihna, nelle colline
boscose ad est della Valle del Giordano. Assalonne morì, appeso per i capelli ad
un albero, nella foresta di Efraim, nel Galaad (“ Samuele 18:6-16). Davide stava
seduto presso le porte della città di Macanaim quando ricevette la notizia della
morte di suo figlio ( 2 Samuele 18:24-32). Una moschea-santuario dedicata a Nebi
Daoud (“il Profeta Davide”, in arabo) è situata a Mazar al-Shamali nelle colline
del nord. Commemora la visita di Re Davide a Macanaim, e riflette il suo credito
fra gli arabi come uomo giusto e importante profeta.
La regione intorno alla capitale Amman era conosciuta nella Bibbia come Ammon, o
il Regno Ammonita (Deuteronomio 2:37; Samuele 10:2), famosa per le sue sorgenti
e per la roccaforte. La maggior parte dei visitatori in Giordania parte proprio
da Amman, l’antica Rabbath-ammon (o Rabbah), con le sue imponenti fortificazioni
tuttora in piedi, dove Davide preparò la morte in battaglia di Uriah l’Ittita,
per poterne sposare la moglie Betsabea (2 Samuele 11:1-27).
Nella Bibbia Salomone, il figlio di Davide è famoso per la sua saggezza, e per
essere un antenato di Gesù (1 Re 10:24; Matteo 1:6, 6:29, 12:42). Una delle
mogli di Salomone, Naama, era un ammonita, anche lei antenata di Gesù Cristo (1
Re 14:21, 31). Salomone è conosciuto presso gli arabi e i musulmani come Nebi
Suleiman (il Profeta Salomone), e un santuario dedicato a lui si trova a Sarfah,
vicino a Karak.
Elia ed Elisha
Circa un secolo dopo l’epoca di Davide e Salomone, il grande profeta Elia
apparve in Transgiordania, dove ebbero luogo eventi chiave della sua vita. Venne
chiamato Elia il Tisbita, per la sua origine nell’area di Tisbe, sulle montagne
boscose di Galaad (1 Re 17:1). Tisbe, nel Galaad, è associata con i resti
archeologici nella moderna Listib. Adiacenti a Listib si trovano i recenti scavi
di una chiesa bizantina del VI-VII secolo, sulla sommità della collina chiamata
Elia, conosciuta in arabo con il nome di Tell Mar Elias (“Il monticello di
Sant’Elia”). Il profeta Elia ascese al cielo “su una carrozza di fuoco con
cavalli di fuoco”, che molto tempo dopo avrebbe dato origine alla canzone gospel
“Swing Low, Sweet Chariot”. Fin dai primi secoli dopo l’epoca di Gesù, il luogo
dell’ascensione di Elia al cielo è stato chiamato “la Collina di Elia”. Questa
piccola collina naturale, a circa un miglio ad est del fiume Giordano,
costituisce il centro dell’antico insediamento chiamato “Betania al di là del
Giordano” nel Nuovo Testamento (Giovanni 1:28), dove Giovanni viveva quando
battezzò Gesù. Qui il corso d’acqua naturale, oggi chiamato Wadi al-Kharrar, è
il primo candidato ad essere identificato con il Brook-Kerith (o Kerith Ravine),
il torrente “a est del Giordano” dove Dio ordinò ad Elia di cercare rifugio dal
Re Ahab e dalla Regina Jezebel. Ogni mattina e sera arrivavano corvi con carne e
pane per Elia (1 Re 17:3-6). Elia sarebbe stato spesso ricordato nel Nuovo
Testamento come l’uomo giusto che compì grandi gesti, grazie al potere della sua
preghiera e della sua fede in Dio (Luca 4:25-26; Giacomo 5:16-18).
Su istruzione di Dio, Elia viaggiò verso Abel-meholah nel nord della Valle del
Giordano, per consacrare il profeta Elisha come suo successore (1 Re 19:1-21).
Abel-meholah è stata associata con diversi siti in Giordania, compresi Tell
al-Maqlub e Tell al-Maqbara, che possono essere visitati facilmente ma non sono
mai stati scavati. Elia trovò che Elisha stava lavorando nel campo con 12 coppie
di buoi. Buttando il suo mantello sulle spalle di Elisha, Elia gli passò i
compiti del profeta di Dio. Elisha venne coinvolto personalmente nell’episodio
in cui i re di Giudea, Israele ed Edom marcirono per sette giorni lungo “la Via
del Deserto di Edom”, per attaccare il Re Moabita Mesha nella sua fortezza di
Kirmoab (o Kir-hereseeth) (2 Re 3:4-27). La capitale del Moab di allora è oggi
conosciuta come Karak. Nel corso di quell’evento, Elisha ha miracolosamente
rifornito d’acqua le armate dei tre re, aiutandole a sconfiggere le forze
moabite. Comunque la roccaforte moabita venne risparmiata quando il Re Mesha
sacrificò il suo primo figlio sulle mura della cittadella. La Stele di Mesha, o
Pietra di Dhiban, era una grande pietra di basalto sulla quale Mesha lasciò un
documento pubblico della sua vittoria sugli israeliti. Si tratta del più lungo
testo indigeno non biblico che si conosce su un episodio storico menzionato
anche nella Bibbia, e un ulteriore esempio di come i ritrovamenti archeologici
in Giordania spesso corrispondano al racconto biblico. L’originale pietra di
Dhiban è al Louvre di Parigi, ma se ne possono vedere delle copie nei musei
archeologici ad Amman e Irbid.
Elisha attraversò il Giordano con Elia, e si trovava sul suolo della riva
orientale quando Elia ascese al cielo in un vortice. Elia lasciò cadere il suo
mantello mentre ascendeva, ed Elisha lo raccolse e lo usò per separare le acque
del Giordano, mentre tornava alla riva occidentale per iniziare la sua missione
profetica (2 Re 2:7-14). Una volta Elisha disse al generale siriano Naaman di
lavarsi sette volte nel Giordano per liberarsi dalla lebbra (2 Re 5:1-14).
Questo evento, accaduto verso la metà del IX secolo a.C., fu il precursore del
simbolismo di questo fiume sacro per il battesimo e la purificazione spirituale
nel Nuovo Testamento.
Diversi studiosi hanno intravisto un parallelo fra Elisha e Gesù Cristo:
entrambi perseguivano una missione errante, avevano discepoli, sfidavano il
potere politico del loro tempo e praticavano miracoli simili, che comprendevano
la risurrezione dei morti, la guarigione dei lebbrosi, camminare sulle acque o
separare le acque del Giordano per attraversarlo.
Eventi del Nuovo Testamento
Più di otto secoli dopo l’età di Elia ed Elisha, Giovanni il Battista sarebbe
diventato la successiva figura biblica importante ad apparire nella terra di
Giordania. Nella Bibbia appare per la prima volta nel deserto intorno alla bassa
Valle del Giordano, dove conduceva vita ascetica, predicava il battesimo del
pentimento per il perdono dei peccati, e diceva alle persone di prepararsi alla
venuta del Messia. La Bibbia racconta che Giovanni predicava e battezzava in un
luogo chiamato Betania al di là del Giordano, che sia i testi bizantini e
medievali che l’archeologia moderna identificano con il sito chiamato Tell
al-Kharrar e con la Collina di Elia (Tell Mar Elias in arabo). Era giusto che
Giovanni il Battista apparisse e iniziasse la sua missione nello stesso posto in
cui Elia finì la sua, siccome entrambi questi profeti biblici giocarono un
simile ruolo teologico e spirituale: affrontarono la mollezza religiosa del loro
tempo, sfidarono l’autorità politica, annunciarono l’imminente arrivo del Messia
e spronarono le persone a pentirsi e a vivere una vita giusta.
L’area intorno all’ampia ansa del Giordano di fronte a Gerico è stata
identificata per circa due millenni con l’area in cui Gesù Cristo fu battezzato
dal Battista. Dal 1996 alcune sorprendenti scoperte archeologiche fra il
Giordano e Tel al-Kharrar hanno identificato quest’area con Betania al di là del
Giordano, dove Giovanni viveva quando battezzò Gesù (Giovanni 1:28). Giovanni
10:40 si riferisce a questo stesso posto quando dice che, fuggendo per salvarsi,
dopo essere stato trattenuto a Gerusalemme dalle lapidazioni, “Gesù attraversò
di nuovo il Giordano verso il punto in cui un tempo Giovanni battezzava”.
Terracotte, monete, oggetti di pietra e resti architettonici confermano che il
luogo era abitato nel I secolo d.C., durante gli anni di Gesù e del Battista. I
molti resti archeologici visibili nel sito principale appartengono a un
monastero del V-VI secolo, con chiese, fonti battesimali, cisterne, sistemi
idraulici e cappelle. Un edificio del III secolo (età romana), decorato con
splendidi mosaici è stato identificato come una “sala di preghiera” cristiana
delle origini. Se si tratta di un’attribuzione corretta, questa potrebbe essere
una delle più antiche strutture di preghiera cristiane in tutto il mondo. Sempre
qui è stata identificata la caverna in cui, secondo numerosi testi di pellegrini
bizantini, Giovanni il Battista visse e battezzò. I pellegrini scrissero che
acqua fresca fluiva dalla caverna, e Giovanni la beveva e la usava per il
battesimo. Nel periodo bizantino la caverna venne trasformata in una chiesa (dai
primi anni del IV a quelli del VII secolo d.C.). La chiesa, insieme al canale
che emerge dalla caverna, sono stati scavati di recente e oggi possono essere
visitati.
Più vicine al Giordano si trovano altre quattro chiese bizantine e ampie vasche
con sistemi idraulici, datate archeologicamente fra il V e il VI secolo d.C.
Questi impianti sono menzionati in testi di scrittori bizantini, che li hanno
collegati alla tradizione del battesimo di Gesù sulla riva orientale del fiume.
Quest’area e i suoi insediamenti hanno avuto molti nomi diversi, in lingue
diverse, nel periodo fra l’epoca di Gesù e il VI secolo d.C.: Bethabara,
Betania, Ainon e Saphsaphas. Il sito è dipinto e citato nella mappa a mosaico
del VI secolo d.C. che si trova a Madaba. Oggi, in arabo, l’area è chiamata
al-Maghtas (“il luogo del battesimo”). Il sito è reso facilmente accessibile da
Amman, dalla Valle del Giordano e dal Mar Morto grazie a nuove strade e servizi
per i visitatori.
Giovanni il Battista, che iniziò e finì la sua missione in Giordania, è il Santo
Patrono della Giordania per i Cristiani Cattolici. Fu imprigionato da Erode
Antipa nel suo palazzo (Luca 3:20), e sappiamo dagli scritti dello storico ebreo
romano del I secolo d.C. Josef, che quella fortezza era il sito di Machaerus
(l’attuale Mukawir), un inquietante palazzo fortificato sulla sommità di una
collina, che si affaccia sulla regione centrale del Mar Morto e sulle colline
della Palestina e di Israele. Si può raggiungere facilmente in auto da Madaba in
soli 25 minuti. Qui il Battista fu decapitato dopo la danza fatale di Salomé
(Matteo 14:3-11). Come il sito gemello di Masada sulla riva opposta del Mar
Morto, Machaerus fu anche lo scenario di un assedio romano di truppe locali,
durante la Prima Rivolta ebraica contro Roma.
Giovanni e Gesù
Giovanni il Battista preparò la strada per l’arrivo del Messia, e la stessa
missione di Giovanni segnò l’inizio della predicazione del “Vangelo del Regno di
Dio” (Luca 16:16). Alcuni degli eventi centrali nella vita di Giovanni e il suo
annuncio della venuta di Gesù ebbero luogo in Giordania. Anche se l’ispirazione
divina di Gesù venne annunciata sia prima che nel momento della Sua nascita,
Egli diede inizio alla Sua missione pubblica proprio a Betania al di là del
Giordano, quando aveva 30 anni, subito dopo il battesimo da parte di Giovanni e
la consacrazione di Dio (Luca 3:21-23; Atti 1:21-22). Molti eventi seminali
accaddero durante i tre giorni in cui Gesù stette con Giovanni a Betania al di
là del Giordano. Giovanni lo chiamò “L’Agnello di Dio” e Gesù riunì i suoi primi
discepoli (Simon-Pietro, Andrea, Filippo e Nataniele) (Giovanni 1:35-51). Qui è
dove si riferisce per la prima volta di una preghiera di Gesù a Dio (Luca 3:21).
Quando Gesù trascorse 40 giorni nel deserto dopo il battesimo (Marco 1:12),
avrebbe potuto essere nella zona desolata immediatamente ad est del Giordano e a
Nord di Betania al di là del Giordano. Una valle vicina a sud, vicina al Monte
Nebo, è conosciuta ancora oggi come “la valle del diavolo” (Wadi al-Afreet).
Spesso Gesù viaggiò, insegnò e guarì i malati in tutta la Transgiordania, nelle
regioni della Decapolis e di Perea, e da qui iniziò il suo ultimo, risoluto
viaggio a Gerusalemme (Matteo 19:1). Fra le parabole e le affermazioni di Gesù
in Giordania ci sono quelle sul Regno dei Cieli che appartiene ai bambini, la
proibizione del divorzio (“…ciò che Dio ha unito l’uomo non divida…”), il
consiglio al giovane signore di vendere ogni cosa e dare ai poveri per ereditare
la vita eterna. Sempre qui Gesù disse che “è più facile per un cammello passare
per la cruna di un ago che per un uomo ricco entrare nel Regno di Dio”, e che
“gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi” (Matteo 19; Marco 10:1-31).
Una tradizione locale nella città di Anjara, nelle colline di Galaad ad est
della valle, racconta che Gesù, i Suoi discepoli e Sua madre Maria,
attraversarono la città e si riposarono in una caverna, episodio che viene
commemorato con un moderno santuario dedicato a Nostra Signora della Montagna.
Questo è stato uno dei cinque luoghi di pellegrinaggio per il Giubileo dell’anno
2000 designati dalle Chiese Cattoliche del Medio Oriente. Gli altri sono stati
il Monte Nebo, Machaerus, Tell Mar Elias vicino a Ajloun, e la regione di
Betania al di là del Giordano. Durante il suo pellegrinaggio in Giordania nel
marzo 2000, oltre al Monte Nebo, Papa Giovanni Paolo II ha visitato anche
Betania al di là del Giordano.
La Decapoli in Giordania
Nel periodo del Nuovo Testamento la Giordania settentrionale era la regione
della Decapoli (“dieci città” in greco), dove Gesù insegnava e compiva miracoli
(Matteo 4:25; Marco 5:20). Il Nuovo Testamento racconta che “…là lo seguivano
grandi moltitudini di persone dalla Galilea, dalla Decapoli, dalla Giudea e da
oltre il Giordano” (Matteo 4:25). Tutte le città della Decapoli eccetto una sono
situate nella Giordania del nord o nella Siria del sud, sul lato orientale della
Valle del Giordano.
Gadara (l’attuale Umm Qays), una città della Decapoli, con le sue spettacolari
vedute panoramiche che dominano il Mar di Galilea, è il luogo in cui Gesù compì
il miracolo dei porci gadareni, quando
liberò dagli spiriti maligni due indemoniati usciti dalle tombe all’ingresso
della città. Gesù mandò gli spiriti in una mandria di porci che corsero giù
dalla collina e affogarono nel Mar di Galilea (Matteo 8:28-34; Marco 5:1-20);
Luca 8:26-39). Una rara basilica a cinque navate del IV secolo d.C è stata
ritrovata e scavata di recente a Umm Qays, collocata di fianco alle porte romane
della città, sulla strada per il Mar di Galilea, e si è scoperto che venne
costruita direttamente su una tomba romano-bizantina, che si può vedere
dall’interno della chiesa stessa. Questa caratteristica sistemazione di una
chiesa sopra una tomba era atta a commemorare il luogo preciso in cui i credenti
bizantini pensavano che Gesù avesse compiuto il miracolo.
Diverse altre città della Decapoli sono facilmente visitabili in automobile.
Filadelfia (l’attuale Amman), esibisce ancora due teatri, un tempio romano e
parecchie chiese bizantine. Il Museo Archeologico di Amman ha una delle più
belle collezioni di manufatti antichi in Medio Oriente, compresi alcuni dei
Rotoli di Rame del Mar Morto.
Gerasa (Jarash), la città greco-romana meglio conservata in Medio Oriente, è
citata nella menzione della Bibbia della “regione dei Geraseni” (Marco 5:1; Luca
8:26). Intorno a una fontana all’interno di un vasto complesso ecclesiale, i
cittadini bizantini celebrano ogni anno il miracolo di Gesù della trasformazione
dell’acqua in vino. Questa “Corte della Fontana” a Jarash è una delle
destinazioni preferite dei moderni pellegrini che desiderano ripercorrere i
viaggi e gli insegnamenti di Gesù nelle splendide città della Decapoli del I
secolo d.C.
Pella (Tabaqat Fahl) sorge esattamente sul livello del mare nelle collinette
della Valle del Giordano settentrionale, con le sue antichità dai periodi del
Vecchio e del Nuovo Testamento. A Pella si rifugiarono i primi cristiani
perseguitati che fuggivano da Gerusalemme, e potrebbe anche essere il sito della
Penuel del Vecchio Testamento, la città dove Giacobbe combatté per una notte
intera con l’angelo del Signore.
La spettrale Umm al-Jimal nel nord est della Giordania è una città di provincia
del periodo Classico costruita completamente in basalto nero, ed ha un valore
significativo per le numerose chiese bizantine. Non è menzionata come città
della Decapoli ellenizzata, ma per la maggior parte dei suoi otto secoli di vita
è stata una città arabo-nabatea sulla frontiera della Decapoli. Oggi offre ai
pellegrini e ai turisti un potente esempio delle città di provincia del periodo
greco-romano che Gesù e i Suoi discepoli visitarono durante la loro missione.
All’epoca di Gesù e degli apostoli, uno dei più grandi empori commerciali del
Mediterraneo Orientale era collocato nella città meridionale di Petra, la grande
capitale del Regno Nabateo, scavata nella roccia. Fiorì durante la dominazione
nabatea dal III secolo a.C. ai primi anni del II secolo d.C., quando venne
occupata dall’imperatore romano Traiano. Sembra che Petra sia stata menzionata
nell’Antico Testamento con diversi possibili nomi, compresi Sela e Joktheel (2
Re 14:7). Petra è stata quasi sicuramente il luogo dell’ultima sosta dei tre re
che portarono oro, incenso e mirra per onorare il piccolo Gesù a Betlemme
(Matteo 2:1-12). Il Re Areta, citato in 2 Corinzi 11:32, era un re nabateo che
regnava da Petra.
Dopo gli anni di Gesù, l’apostolo Paolo sarebbe passato per la Giordania del
nord nel suo itinerario da Gerusalemme a Damasco. Paolo trascorse gli anni in
Arabia, dopo la sua conversione sulla strada di Damasco, nel Regno Nabateo che
dominava la Transgiordania in quel periodo (Galatei 1:17). Perciò la Terra di
Giordania è stata un’ambientazione significativa per la formazione delle prime
dottrine teologiche cristiane, che da allora avrebbero definito la nuova fede e
la chiesa cristiana.
Un altro momento critico nella storia del nuovo movimento, che alla fine sarebbe
stato chiamato Cristianesimo, fu quando nel I e II secolo d.C. i Nazareni, gli
Ebioniti e altri gruppi cristiano-ebraici sfuggirono alle persecuzioni di
Gerusalemme e si rifugiarono sulle rive orientali della Valle del Giordano. Gli
scrittori bizantini del IV secolo d.C. raccontano che questi gruppi in
particolare si misero al sicuro a Pella, dove scavi archeologici hanno portato
alla luce bare e manufatti originali di questi primi cristiani.
Le prime chiese
Alcune delle più antiche chiese del mondo sono state scoperte recentemente in
Giordania. Fra queste una chiesa del IV secolo a Umm Qays, una possibile "sala di
preghiera" del II o III secolo a Betania al di là del Giordano, e i resti di un
edificio di mattoni di terra ad Aqaba, che potrebbe essere considerata come la
chiesa più antica. Questo edificio risale al periodo fra il III e il IV secolo
d.C., e gli archeologi americani che l’hanno ritrovato credono che fosse una
chiesa per la sua forma insolita, per le molte lampade decorative in vetro, per
l’adiacente cimitero bizantino, e per le somiglianze con le prime chiese
costruite con mattoni di terra in Egitto.
Si può godere di un’altra manifestazione della fede e dell’arte dei primi secoli
cristiani a Madaba e nella regione circostante, nella Giordania centrale. Fra il
IV e il VII secolo d.C., il prospero centro ecclesiastico di Madaba produsse una
delle più belle collezioni di mosaici bizantini del mondo, molti esempi dei
quali ancora oggi sono conservati molto bene. Diversi mosaici pavimentali
possono essere visti nella loro posizione originale nelle chiese, mentre altri,
per una migliore protezione, sono stati spostati nel Museo Archeologico e al
Parco Archeologico di Madaba. Il parco ospita il più antico mosaico pavimentale
giordano (un pavimento del I secolo d.C. dalla fortezza di Erode a Machaerus).
Il capolavoro di Madaba, nella chiesa ortodossa di S.Giorgio, è il mosaico con
la mappa di Gerusalemme e della Terra Santa, che risale al VI secolo, la più
antica mappa della Terra Santa sopravvissuta fino ai giorni nostri.
Madaba e anche il suo retroterra sono stati citati ripetutamente nel Vecchio
Testamento, successivamente con il nome di Medaba, presentata nei racconti
relativi a Mosé e all’Esodo, alla guerra di Davide contro i Moabiti, all’oracolo
di Isaia contro Moab, e alla ribellione di Re Mesha di Moab contro Israele
(Numeri 21:30; Cronache 19:7; Isaia 15:2) Meefat, una città moabita famosa per
le sue terre da pascolo, è identificata con sicurezza con l’attuale Umm
er-Rasas, a sud est di Madaba (Giosué 13:18; 1 Cronache 6:66; Geremia 48:21).
Qui gli scavi hanno portato alla luce alcuni dei mosaici più belli del Medio
Oriente, compreso un grande tappeto che rappresenta le città della Palestina e
della Giordania.
L’ininterrotta eredità della nascita e dello sviluppo della fede nelle terre
della Giordania, che comprende episodi chiave nella storia del Cristianesimo,
continua oggi nella testimonianza dei Cristiani di Giordania, che costituiscono
una parte vitale della popolazione del paese. Molte chiese e comunità cristiane
in Giordania fanno risalire la loro eredità direttamente ai tempi di Gesù e di
Giovanni il Battista. Sovente pregano in chiese costruite nell’era bizantina,
negli stessi luoghi in cui Abramo, Mosé, Giacobbe, Elia, Gesù, Giovanni, Maria e
altre importanti figure bibliche vissero o morirono. I Cristiani di Giordania
comprendono i Cattolici Ortodossi, i Protestanti e gli Evangelici, e
costituiscono circa il cinque per cento dell’intera popolazione.
Siti biblici
Betania :
il luogo del Battesimo
La Valle del Giordano riveste anche un profondo significato per i turisti
religiosi: da quasi due millenni l’area di fronte a Gerico è identificata come
quella in cui Gesù Cristo fu battezzato da Giovanni Battista. A partire dal 1996
una serie di scoperte archeologiche sensazionali fra il Giordano e Tell
al-Kharrar hanno permesso di assimilare quest’area alla la biblica “Betania al
di là del Giordano”, dove viveva Giovanni al tempo in cui battezzò Gesù. L’altro
nome di Tell al-Kharrar, Tell Mar Elias (“la collina di Sant’Elia”), ricorda il
profeta Elia, che da qui ascese al cielo. Oggi la collinetta è il punto focale
del Sito Battesimale ed è coperta dalle rovine di un monastero bizantino,
costituito da chiese, ampie fonti battesimali e sistemi di conservazione
dell’acqua. I ritrovamenti, risalenti al I secolo d.C., confermano che il sito
era abitato durante le vite di Gesù e Giovanni Battista.
Un edificio del III secolo in cui si trova un mosaico pavimentale bianco è stato
identificato come una “sala di preghiera” paleocristiana; se quest’ipotesi fosse
corretta, la sala potrebbe essere uno degli edifici per il culto cristiano più
antichi del mondo. Sulla Collina di Elia è stata anche individuata la grotta in
cui, secondo numerosi testi di pellegrini bizantini, Giovanni Battista visse e
battezzò. La chiesa bizantina costruita intorno alla grotta e il canale che si
vede emergere sono venuti alla luce negli ultimi anni, e oggi possono essere
visitati.
Più vicino al fiume Giordano sorgono altre quattro chiese bizantine, insieme ad
ampie vasche integrate da un complesso sistema idraulico. Queste strutture si
trovano menzionate nei testi degli scrittori bizantini, che le collegavano alla
tradizione del battesimo di Gesù.
Il Mar
Morto
Il Mar Morto ha una propria tradizione storica e spirituale. Si crede che sia
stato il sito di cinque città bibliche: Sodoma, Gomorra, Admah, Zeboiim e Zoar
(Bela). Oggi la sua costa orientale è poco popolata e vi regna un’atmosfera
serena. Questo è il luogo ideale per un viaggio panoramico in cui ammirare il
paesaggio, in sostanza immutato sin dai tempi antichi.
La grotta
di Lot
Una delle più significative scoperte archeologiche in Giordania è il sito del
santuario di Lot vicino alla moderna Safi. Per decenni, guidati dalla mappa
della Palestina sul mosaico di Madaba, che indicava l’esistenza di un tale sito,
gli archeologi hanno cercato l’antica Zoar. Qui, secondo il libro della Genesi,
Lot e le sue figlie cercarono rifugio nella grotta dopo che Dio distrusse la
città di Sodoma. La grotta si trova su di una collina vicino ad una piccola
fonte, e si affaccia sul Mar Morto. Si crede che la colonna di sale ritrovata
nei pressi sia quel che resta della moglie di Lot, che disobbedì all’ammonimento
divino di non voltarsi indietro mentre abbandonava Sodoma.
Esempio magnifico di monastero bizantino, il complesso vicino alla grotta
comprendeva una chiesa con pavimento a mosaico e un’iscrizione che menziona il
nome di Lot, stanze abitabili e camere funebri. Il luogo era già abitato da
molto tempo, come dimostrano i manufatti risalenti al 3.000 a.C.
Madaba
Il
viaggio a sud di Amman, lungo la Strada dei Re, antica di 5.000 anni, è uno dei
viaggi più memorabili in Terra Santa, attraverso una striscia di importanti siti
antichi. La prima città che s’incontra è Madaba, “la Città dei Mosaici”.
L’attrazione principale di Madaba, all’interno della contemporanea chiesa
greco-ortodossa di San Giorgio, è il mosaico bizantino del VI secolo che
rappresenta Gerusalemme e altri luoghi sacri. Composta da due milioni di pezzi
di pietra colorata, e grande 25 x 5 metri nella sua forma originale, che ancora
oggi è quasi del tutto visibile, la mappa dipinge valli e colline, villaggi e
città fino al delta del Nilo. Questo capolavoro non ha pari in Giordania, ma ci
sono letteralmente dozzine di altri mosaici risalenti al periodo fra il V e il
VII secolo, sparsi nelle chiese e nelle abitazioni di Madaba.
Il monte
Nebo
A soli dieci minuti verso ovest si trova il sito giordano più venerato: il monte
Nebo, con il monumento a Mosé situato nel luogo dove si presume che il profeta
sia morto e sia stato sepolto. Una piccola chiesa a pianta quadrata fu costruita
in questo punto dai primi cristiani bizantini, e più tardi si espanse in un
vasto complesso. Sessant’anni di scavi hanno rivelato una chiesa basilicale e un
vasto gruppo di edifici monastici. Da una terrazza di fronte alla chiesa si può
godere una vista mozzafiato sulla Valle del Giordano e sul Mar Morto, fino ai
tetti di Gerusalemme e Betlemme.
Macheronte
Se proseguite il viaggio sulla Strada dei Re, e dopo aver lasciato Madaba
svoltate a destra a Libb, arrivate in breve tempo a Macheronte (Mukawir in
arabo). Alla morte di Erode, Erode Antipa ereditò questa fortezza, ed è qui che
egli ordinò la decapitazione di Giovanni Battista.
Umm
Ar-Rasas
Sia il Vecchio che il Nuovo Testamento la citano, i romani la fortificarono e i
cristiani locali continuarono ad abbellirla con mosaici in stile bizantino per
oltre un secolo dopo l’inizio della dominazione musulmana: Kastron Mefaa, la
moderna Umm ar-Rasas, ha una lunga storia. La città dalla fortificazione
rettangolare è una distesa di rovine, ma diversi edifici nella sua parte
orientale, comprese chiese, una corte con un pozzo, scale e magnifici archi in
pietra, sono stati rinvenuti e restaurati. Ma l’attrazione principale sorge
all’esterno delle mura: è la chiesa di Santo Stefano, con il suo pavimento a
mosaico perfettamente conservato, il più grande in Giordania. Il mosaico mostra
l’immagine di 15 città della Terra Santa, sia ad est che ad ovest del fiume
Giordano, una scoperta seconda soltanto al mosaico pavimentale di Madaba. A meno
di 2 chilometri dalla città fortificata sorge la più alta torre antica della
Giordania, un enigma che continua a sconcertare gli specialisti: una torre a
pianta quadrata alta 15 metri, priva di porte e scale interne, oggi dimora di
stormi d’uccelli.

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